Amare come Cristo ama

Amare come Cristo ama

Incatenati dagli uomini, liberi in Cristo: i primi cristiani sono stati testimoni fino al martirio

Primi martiri cristiani: sante Perpetua e Felicita

Due giovani madri, una patrizia e una schiava, unite dalla stessa fede: Perpetua e Felicita sigillano a Cartagine il loro amore per Cristo con il sangue.

Giovani, madri, catecumene

Le sante Perpetua e Felicita sono tra le figure più luminose dei primi martiri cristiani. Siamo a Cartagine, in Africa, agli inizi del III secolo, intorno all’anno 203 d.C. 

Perpetua è una giovane donna di famiglia nobile, poco più che ventenne, madre di un bambino ancora lattante. Felicita è una schiava, anch’ella catecumena, e si trova in prigione all’ottavo mese di gravidanza. Due condizioni sociali opposte, ma una sola appartenenza: Cristo.

La loro storia ci è giunta in un testo straordinario, la Passione di Perpetua e Felicita, che contiene il diario stesso di Perpetua durante la prigionia, completato da un redattore testimone degli eventi. 

La prigione: tra lacrime umane e decisione soprannaturale

Perpetua viene arrestata insieme ad altri catecumeni. Il padre, pagano, fa di tutto per convincerla a rinnegare la fede: le ricorda il suo ruolo di figlia, di sposa, di madre. Ma Perpetua comprende che la fedeltà a Cristo viene prima di ogni affetto umano.

In prigione soffre per la separazione dal suo bambino, per la durezza del carcere, per le umiliazioni. Ma proprio lì il Signore le dona visioni e consolazioni: vede, ad esempio, una scala che sale al cielo, piena di insidie, ma al cui termine la attende il Pastore, segno della sua futura vittoria nel martirio. 

Felicita, incinta, teme di non poter condividere il martirio con i compagni, perché la legge vietava di giustiziare le donne in attesa. Prega con fervore e poco prima dei giochi dà alla luce una bambina, che viene affidata a una cristiana. Così può seguire Cristo fino in fondo, accanto a Perpetua. 

Il martirio nell’arena di Cartagine

Nel giorno fissato per lo spettacolo, Perpetua, Felicita e gli altri martiri vengono condotti nell’anfiteatro. Sono rivestiti di tuniche speciali come vittime sacrificali, ma rifiutano quel simbolo pagano: vogliono morire come testimoni di Cristo, non come offerte ai falsi dèi.

Secondo il racconto antico, sono esposti alle belve: gli uomini ai leoni e agli altri animali, le due donne a una vacche feroce, simbolo di una violenza che si accanisce proprio sulla loro maternità. Ferite e sanguinanti, Perpetua e Felicita si rialzano e si sostengono a vicenda, come sorelle nella stessa battaglia.

Alla fine, vengono passate a fil di spada. Il testo nota che Perpetua stessa guida la mano incerta del giovane carnefice al proprio collo, quasi a dire che nessuna violenza umana può togliere la vita a chi l’ha già offerta liberamente a Cristo.

Cosa ci insegnano Perpetua e Felicita oggi

La loro testimonianza è scomoda per ogni cristianesimo annacquato: sono due madri giovani, legate ai figli da un amore vero e profondo, ma capaci di mettere Cristo al di sopra di tutto.

  • Ricordano che la fede non è un’aggiunta alla vita, ma la sua forma più profonda: la relazione con Dio viene prima di ogni altro legame.
  • Mostrano che in Cristo cadono le barriere sociali: una patrizia e una schiava condividono la stessa gloria, lo stesso battesimo di sangue.
  • Insegnano che la vera maternità non si oppone alla santità: si compie nel consegnare i figli, se necessario, alla provvidenza di Dio, senza trasformarli in idoli.

In un tempo che esalta il benessere a tutti i costi, Perpetua e Felicita ricordano che il cristiano non è chiamato a salvare la propria immagine, ma a salvare l’anima, anche a prezzo delle lacrime e del sangue.

Perpetua e Felicita tra i primi martiri

Nella schiera dei primi martiri, Perpetua e Felicita brillano come icone della Chiesa giovane: povera di mezzi, perseguitata, apparentemente schiacciata, ma piena di Spirito Santo, capace di scrivere la propria fede non solo con l’inchiostro, ma con la carne.

Guardare a loro significa ricordare che il Vangelo non è nato per essere compatibile con gli imperi di turno, ma per rovesciare dall’interno la logica del mondo, partendo dal cuore dei piccoli e degli ultimi.

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